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Stand Up!

  • Thebloodyisland
  • 16 lug 2018
  • Tempo di lettura: 3 min

"There is nothing stronger than a broken woman who has rebult herself:"

Abbiamo voluto dare un nuovo titolo a questa rubrica. Un titolo che sarà unico e irripetibile. Solo per Lei.

Non troviamo, tra quelle già utilizzate, una giusta collocazione che la rappresenti in pieno.

Abbiamo quindi pensato a 'Stand Up!' . Il significato che ovviamente riprende il fatto che si tratta di una Stand-Up comedy, per noi ha più un significato imperativo, quello di: ALZATEVI! (anche con un po' di rabbia) , ascoltatela, datele tutta l'attenzione che potete, perché vi lascerà senza fiato!

Stiamo parlando di Hannah Gadsby e del suo ultimo show "Nanette".

Chi ci conosce e ci legge, sa quanto abbiamo amato “Please like me” serie TV australiana intelligente, irriverente, scomoda e divertente. È stata uno dei motivi che ci ha portato ad aprire il nostro blog: scrivere di ciò che ci piace, far conoscere ad altri ciò che secondo noi ha valore, culturale e sociale.

L’avevamo notata appunto in “Please like me”, in cui interpretava una ragazzona lesbica depressa (a parte essere una degli autori) e la ritroviamo oggi in quello che possiamo definire, lo spettacolo di Stand-Up comedy più bello mai visto.

Purtroppo partiamo dalla fine (in Italia i suoi spettacoli precedenti non sono mai arrivati) e in tutti i sensi, in quanto Hannah preannuncia appunto che questa sarà l’ultima volta che lei farà del suo passato, delle sue esperienze, una commedia.

Non ha più intenzione di ironizzare e far divertire sulla sua storia che finora ha affrontato con l’autoironia ma che da oggi non ha più intenzione di fare.

Hannah è una ragazza omosessuale originaria della Tasmania, quell’ isoletta sperduta vicino all’ Australia e in cui certamente non si eccelle in apertura mentale (fino al 1997 l’omosessualità era vietata dalla legge). Si ritrova, per questi motivi ad andarsene, per poter essere se stessa e fare del suo bagaglio l’espressione di sé.

Si laurea in storia dell’arte ma poi scopre di saper scrivere e far ridere, e tanto. Diventa così una comica di successo.

In dieci anni uno spettacolo nuovo all’anno, in cui fa appunto autoironia sulla sua condizione di lesbica, sul momento in cui ha fatto coming out, sulle sue disavventure e sul suo carattere schivo e timido.

In "Nanette" la Gadsby però dice basta, e tra risate amare e lacrime si apre completamente al pubblico tirando fuori tutta la sua fragilità e rabbia.

Lo spettacolo inizia in maniera abbastanza classica, qualche freddura e poi, storia dopo storia e battuta dopo battuta, si sviluppa in maniera organica diventando, alla fine, una confessione personale e un mezzo potente di denuncia sociale.

Hannah Gadsby usa infatti la sua stessa storia, e soprattutto la sua esperienza di donna e di omosessuale, per far riflettere il pubblico su omofobia, sessismo, abuso di potere e salute mentale.

Si commuove e si arrabbia sfogandosi contro gli uomini, di cui è arrivata ad avere paura, contro l’intolleranza e l’ignoranza dei più e anche contro al sua stessa comunità che pretende da lei “più comicità lesbica”.

Ci spiega come funziona una battuta, la decostruisce facendoci capire perché stiamo ridendo e quando, forse, non dovremmo farlo.

Al pubblico in sala dice, parlando della reputazione di basso livello della commedia, "nessuno di voi se ne andrà di qui essendo diventato una persona migliore" , paragonandola ad un evento a teatro o all'arte in genere. E noi ci sentiamo di dissentire con Hannah, perché in tanti anni di frequentazione di teatro e arte poche cose ci hanno fatto commuovere e scosso come questo spettacolo.

Nanette non è solo un'analisi lucidissima e spietata dei tempi che stiamo vivendo, è soprattutto un invito potente e commovente all'empatia. Un'evoluzione del genere comedy, o meglio, una vera rivoluzione.


 
 
 
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